«IL TEMPO DELL’ADUNANZA»

Claudio Sanfilippo

Roberto Coppolecchia

Savino Cesario

Monica Malavasi

da venerdì 29 maggio 2026 su tutte le piattaforme digitali

«IL TEMPO DELL’ADUNANZA» è l’incontro sonoro di cinque inediti accomunati da un’unica ispirazione.

Tre canzoni e due brani strumentali compongono l’EP in uscita venerdì 29 maggio 2026 su tutte le piattaforme digitali (distribuzione Pirames International) e tracciano un segno: la forma d’onda di un legame antico che risuona, ampliandosi nel tempo.

Claudio Sanfilippo, Roberto Coppolecchia, Savino Cesario e Monica Malavasi, insieme a Maria Marinoni -curatrice del progetto - hanno un denominatore comune: il «tempo dell’adunanza» che li unisce da sempre. Così era stata definita quell’età densa di voci, chitarre e abbracci in cui sono nate ispirazioni e opere, molte delle quali note anche al grande pubblico. Il pensiero ricorrente di realizzare, insieme, un disco che raccontasse l’armonia tra le persone e l’energia degli incontri, confluisce in questa raccolta dedicata a Monica, più presente che mai nel nostro tempo speciale.

Monica Malavasi è nota per aver svolto la professione di ufficio stampa per la musica e, soprattutto, per aver lasciato un’impronta indelebile in coloro che l’hanno incontrata.

Nel momento spaesante della sua mancanza, lo scorso agosto, l’intesa dei quattro amici-fratelli è stata il punto d’origine di «Sorella», «Anima gemella» e «L’abito di Mo», scritti di getto nelle prime ore dell’assenza.

Nei giorni successivi, ripercorrendo un flusso inesauribile di memorie sonore, anche «Rapa Nui» e «Nella terra e nel mare» si sono rivelate tracce indispensabili da condividere.

Alla ricerca dei suoni e delle atmosfere originari, un altro amico ha dato il suo prezioso contributo: Rinaldo Donati. Artista poliedrico dotato di singolare sensibilità e maestria, Rinaldo ha aggiunto colori ed evocazioni capaci di fotografare precisamente le emozioni contenute nei brani.

Questa raccolta, intrisa di sentimenti profondi, è un omaggio all’amicizia, alla musica, alla vita.

«IL TEMPO DELL’ADUNANZA» è un progetto a cura di Maria Marinoni.

Produzione LaMer.E.

Distribuzione Pirames International.

Mixato e masterizzato da Rinaldo Donati presso Maxine, Milano.

Cover art: Maria Marinoni

Grazie a Guido Harari per l’iconico ritratto di Monica.

Grazie a Enrico Labriola per le foto degli «adunanti».

Grazie a coloro che hanno partecipato in ogni modo a questo omaggio in musica e parole.

Un particolare ringraziamento va a Mauro Abbatiello, Silvano Belfiore, Marco Bigi, Matteo Malavasi, Pietro Pellegrini, Saverio Porciello, Massimo Spinosa.

TRACKLIST

1. «Sorella» (C.Sanfilippo) Durata: 03:36

Claudio Sanfilippo Voce, chitarra classica baritono, chitarra acustica.

Rinaldo Donati Ritmica e colori.

Un piano sequenza poetico che rievoca frammenti di vita condivisa e li consegna al vuoto illogico di un agosto senza respiro. Le parole scorrono come perle sul filo della memoria. È un monile opalescente che rischiara le ombre.

2. «Anima gemella» (R.Coppolecchia) Durata: 03:48

Roberto “Cops” Coppolecchia Pianoforte.

Silvano Belfiore Archi.

Arriva come il suono dell’assenza tangibile, un abbraccio in cui perdersi. Parole che si credevano dimenticate confluiscono in un dialogo mai interrotto, rincorrendosi come nuvole bianche dalle infinite forme in cui cercare presenze e trovare risposte.

3. «Rapa Nui» (C.Sanfilippo) Durata: 04:26Claudio Sanfilippo Voce, chitarre acustiche, chitarra classica.

Rinaldo Donati Ritmica e colori.

Inedito del 1990, è uno dei brani cantati infinite volte nelle adunanze notturne. Lo testimonia la clip video estratta da un VHS del 29 maggio 1994. è il compleanno di Claudio e, con Monica e Saverio Porciello alla chitarra, «Rapa Nui» è protagonista di uno struggente controluce. 32 anni dopo, quella magia ritorna e conferma che nulla accade mai per caso.

4. «L’abito di Mo» (S.Cesario) Durata: 03:30

Savino Cesario Chitarra.

Silvano Belfiore Pianoforte e archi.

Un mantra di codici antichi che vibrano sciolti nello smarrimento. Il vento infrange le onde, dissona, spinge l’acqua, avvolge e intride. Ciò che rimane è una scia lunga di impronte, conchiglie e memorie.

5. «Nella terra e nel mare» (M.Malavasi) Durata: 04:21

Monica Malavasi Voce.

Marco Bigi Tastiere.

Rinaldo Donati Ritmica e colori.

È il segno della continuità: un racconto che fa vibrare ancora una volta la voce di Monica. L’interpretazione acerba e sorridente che non nasconde i segni del tempo è stata estratta da un’audiocassetta degli anni 80, restaurata senza intaccare il fascino della sua autenticità.

BIOGRAFIE

CLAUDIO SANFILIPPO

Ha pubblicato una dozzina di album e scritto canzoni per diversi artisti, tra cui Mina, Eugenio Finardi, Cristiano De Andrè, Pierangelo Bertoli, Carlo Marrale, Donati, i tenori Salvatore Licitra e Marcelo Alvarez. Nel 1996, con l’album «Stile libero», si è aggiudicato la Targa Tenco. Nel 2014 la sua canzone «La palla è rotonda», cantata da Mina, è stata la sigla Rai per i programmi radio/tv dei Mondiali brasiliani di calcio. Il suo ultimo album «Boxe» è uscito nel 2019 (Maremmano Records). Autore di colonne sonore e jingle pubblicitari, la sua creatività è rivolta anche alla scrittura: negli ultimi trent’anni ha pubblicato una decina di libri di narrativa e poesia (Mondadori, Rizzoli, Hoepli, Solferino). Il suo ultimo libro «Un armadio di canzoni - un viaggio di parole e musica», edito da Interlinea, è uscito nel 2025. Insegna scrittura dei testi nel corso di Popular Music presso la Civica Scuola di Musica Claudio Abbado di Milano e opera nell’ambito della disabilità per iniziative musicali a sfondo creativo.

ROBERTO COPPOLECCHIA

Sassofonista, compositore, polistrumentista, fin dagli anni ‘80 ha intrapreso l’attività di musicista suonando e collaborando con vari artisti italiani. Nel 1987 ha realizzato le musiche dello spettacolo «Chiamatemi Kovalski» con Paolo Rossi, per la regia di Gabriele Salvatores. Da questa esperienza è scaturita una collaborazione duratura come autore di testi e musiche originali per numerosi spettacoli teatrali e vari programmi televisivi. Dopo un importante contributo al gruppo di lavoro di «Zelig», nel 1996 ha iniziato ad operare in ambito pubblicitario, componendo colonne sonore originali per le più importanti agenzie e gestendo la scelta delle musiche e l’acquisizione dei relativi diritti per le più prestigiose campagne nazionali e internazionali. Dal 2006 è stato consulente musicale per Rai2. Nel 2008, l’incontro con Barnaba Fornasetti ha dato vita ad una collaborazione intensa e continuativa iniziata con la creazione di alcuni progetti musicali e successivamente sviluppata nel ruolo di consulente artistico e organizzativo per i progetti culturali di Fornasetti Immaginazione.

SAVINO CESARIO

Savino Cesario ha composto musiche per diversi spettacoli televisivi e teatrali di artisti come Gioele Dix, Paolo Rossi, Maurizio Crozza, David Riondino, Dario Vergassola; con Fabio De Luigi, Natalino Balasso, Giorgio Centamore ha scritto alcuni spettacoli comici. Ha fatto parte del gruppo musicale «C'è quel che c’è!» che ha accompagnato per molto tempo le esibizioni di Paolo Rossi. Ha composto le musiche di varie fiction televisive, tra cui «Benedetti dal Signore» di e con Enzo Iacchetti ed Ezio Greggio. È stato conduttore radiofonico delle trasmissioni di Radio2 «Tropico del Cammello», «Crackers» e «Veronica In» con Mauro Casciari, Francesco Maria Vercillo, Andrea De Marco e Veronica Pivetti. Autore, compositore e produttore esecutivo dell'album «Olmo & Friends» di Fabio De Luigi, è anche compositore delle musiche di molti programmi televisivi della Gialappa's Band. È stato direttore dell'orchestra nell'ultimo spettacolo televisivo di Gianfranco Funari su Rai1. È chitarrista della Silvano Belfiore Band che accompagna i programmi televisivi di Maurizio Crozza. Ha all'attivo due album pubblicati con Silvano Belfiore: «Elettrico» e «Little Acoustic Band». Sua è la colonna sonora dello spettacolo «Nascosto dove c'è più luce» di e con Gioele Dix. È autore del monologo teatrale «La vita è un bordello».

MONICA MALAVASI e MARIA MARINONI

Si sono conosciute nel 1992. A Torino, Maria lavorava per i grandi eventi musicali; a Milano, Monica era l’ufficio stampa dei maggiori artisti del momento. Durante un concerto le loro vite si sono sfiorate per non allontanarsi più. Hanno lavorato fianco a fianco per molti anni, collezionando esperienze, avventure e ricordi indelebili. La musica è stato il punto di connessione della loro vita professionale e il filo rosso che le ha legate nel privato. Un’unione fondata sulle differenze e cementata dalla sorellanza. Insieme, hanno collaborato alla realizzazione di numerosi progetti artistici, intrecciando attitudini e anteponendo sempre i valori condivisi a qualunque aspirazione. Il sogno comune, coltivato a lungo, era la realizzazione di un disco che prendesse vita dall’Adunanza. Un obiettivo da raggiungere oggi, come sempre insieme.

NOI E IL TEMPO DELL'ADUNANZA

Monica definì ciò che siamo stati, siamo e saremo: un’unità indissolubile chiamata «adunanza». La sua partenza ha disorientato, ma non ci ha divisi. Al contrario, ha creato connessioni, saldato relazioni, colmato vuoti. Ci ha spezzati per rimetterci a posto. Ha dato nuovo fiato all’apnea. Ci ha restituito voci e abbracci. A poche ore dalla sua mancanza, con gli amici di sempre, abbiamo ripercorso la storia insieme. Sono emerse memorie smisurate e lo spazio personale si è rivelato insufficiente a contenerle tutte. Era necessario straripare, condividere. Per qualche giorno le notifiche dei nostri telefoni hanno annunciato parole, melodie, tratti di matita, scatti fotografici, respiri. L’onda si è infranta e i suoi capelli hanno preso il volo, danzandoci attorno. Questa costellazione ricomposta non poteva che sfociare in una nuova adunanza pienamente presente e colma di energia vitale. La meraviglia che abbiamo ricevuto è un bene da liberare e questo è il modo che conosciamo per farlo. Quanto a me, perduta e allacciata, le prometto ogni giorno che farò ciò che ci accomuna dal primo istante: ridere sempre, su tutto, di tutto, per sempre. Maria.

3 agosto 2025. Leggo dal rifugio di Rinaldo, su un alpeggio che guarda il lago d’Orta. È Maria che scrive e io mi perdo nel bosco. Monica l’avevo vista qualche mese prima alla presentazione di un libro appena pubblicato in cui c'è tanto di quei primi anni Novanta, quando i nostri appartamenti erano le sedi officianti del simposio. Convivio, banchetto, musica, gioco, tempo sospeso. Ridere: tanto, anzi parecchio. Il tempo dell’adunanza: un distillato sentimentale alcolico e soave. Rileggo quelle poche righe, la pellicola frulla, scappa via dalle bobine; un colorama emotivo chiama forte e chiaro. Due giorni dopo è il compleanno di Maria e ci riuniamo a casa del Cops; noi tre davanti a un gelato. Insieme abbiamo passato un tempo strepitoso che è impossibile spiegare. Ci sforziamo di tenere botta mentre Monica sfiora il corpo delle parole, increspa l’acqua della memoria. Torno a casa quasi morto, la pompa è asfittica, l’assenza è un incendio muto, ma il mio angelo mi cava fuori le spalle dalla camicia, libera un’energia inattesa, come una specie di prima volta. «Sorella» l’ho scritta quella sera dopo cena e, al primo ascolto, già non ero sicuro di averlo fatto io. Forse è stata proprio Monica, in collaborazione con Maria e col Cops. Se di tutto questo posso richiamare un merito, vale per la finestra spalancata al movimento pigro delle foglie, in una di quelle sere d’estate da passare sotto al bersò, bevendo e fumando, con una chitarra in parte, in ascolto. Una sera perfetta per una partenza, come una festa mobile, da buttar dentro due stracci in borsa e andare: vedi, tutto è leggero sorella, non si sente che l’aria... Claudio.

Monica per me è settembre, il vero inizio del nuovo anno. Abbronzature che vanno svanendo, progetti, promesse e illusioni per ingannare quel mal di vivere che può prenderti alla fine di qualcosa. Tenersi per mano aiuta e dà coraggio. E poco importa se non posso più sentire il calore delle tue dita. È nel mio cuore, scrigno segreto del quale ancora adesso hai le chiavi, mia anima gemella. Roberto.

Fin da piccolo, il soprannome del mio secondo figlio è stato «Wild Ciccio». Un petardo, molto simpatico ma poco gestibile. Non andava con tutti: la nonna, la zia e pochi altri. Monica non ha dovuto fare nulla per conquistarlo; ha battuto le mani, allungato le braccia e lui, come se la conoscesse da sempre, non si è voltato come spesso faceva con chi voleva penderlo in braccio. Wild Ciccio, docile come un pulcino, è andato da lei senza fare storie, senza un capriccio. Ha capito subito che tra quelle braccia c’era amore, gentilezza; non c’era nulla da temere e, molto probabilmente, c’era anche la possibilità di divertirsi e stare bene. Amica bella, credo che siano le stesse cose che ho provato io quando ti ho incontrata. Grazie, Savino.