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FIN DOVE ARRIVA L’ACQUA

Bolis Edizioni, 2018

 

Nel secondo dopoguerra, dalle finestre della sua casa affacciata su Viale Gorizia - lo ricorda Franco Loi nei versi di una poesia piena di luce milanese - , Elio Vittorini guardava la Darsena e, oltre agli alberi che frondeggiavano sulla sponda opposta, la Conca del Naviglio, oggi ridotta a una sorta di monumentale fontanile in cui si riflette un bassorilievo raffigurante, sotto il manto salutifero della Vergine, l’antica forma duecentesca del Duomo. A poche decine di metri  da quelle finestre, sul Ponte della Tazzinetta, la sera della vigilia del Natale del 1978, il protagonista di Fin dove arriva l’acqua, Bargiggia Ugo, già operaio alla Richard Ginori, ranàt a tempo perso, mette in scena il suo “gesto”, una dichiarazione d’amore e al tempo stessoun malinconico sberleffo alla Milano che, proprio in quegli anni,inizia a cambiare pelle, forma e, forse, anima.

dalla postfazione di Gino Cervi

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