Da qualche parte si deve pur cominciare, da qualche parte si dovrà pur finire. Io ho cominciato a scrivere canzoni subito dopo avere imparato i primi quattro accordi.
Era il 1976, il mio maestro si chiamava Marco Ferradini. Sono passati più di trent’anni e sono finito più o meno dove sono partito, in onore al senso del viaggio, ancora stregato da questa meravigliosa forma alchemica che mette insieme i suoni e le parole, la voce e l’interpretazione. L’imprinting è ancora più in là nel tempo, verso la fine dei Sessanta: un 45 giri di Mina che canta la Banda di Chico Buarque e la Canzone di Marinella di De Andrè, le serate estive con le finestre spalancate mentre in televisione c’è il Festival della Canzone Napoletana, il libretto con le canzoni di Sanremo che si comprava in edicola, la voce di mia nonna che cantava le canzoni dei Trenta col suo tremolo aggraziato.
E poi, crescendo, i maestri, quelli che suscitano l’emulazione più sana. Sono un chitarrista che negli anni ha sviluppato - così dicono - una certa sensibilità di tocco.
Mi sono sempre piaciuti gli accordi un po’ difficili, quelli del jazz, per intenderci. Non per un vezzo acrobatico ma per la necessità della mia natura di trovare una rotta melodica all’interno di tessiture armoniche complesse, aperte, ricche di risonanze. Non ho mai imparato a leggere il pentagramma. Quando decisi di farlo Francesco Saverio Porciello, il grande chitarrista col quale collaboro da trent’anni, mi disse: Sanfi lascia stare, non è da escludere che imparando la teoria tu possa perdere in freschezza compositiva. Ho seguito il suo consiglio e così, nonostante sia nota la mia predisposizione per le armonie complesse, ad oggi non conosco nemmeno i nomi degli accordi che suono. Non ho mai avuto gusti musicali indirizzati verso un solo genere, ho sempre ascoltato di tutto. Onnivoro, come a tavola. Certo, gli incontri fatali, quelli che ti segnano più di altri: Bob Dylan, Leonard Cohen nei primi anni. E poi subito dopo Gaber e Jannacci, James Taylor e Joni Mitchell, John Martyn e Nick Drake, Neil Young e David Crosby. La scoperta del jazz, Bill Evans e Chet Baker su tutti. La bossa-nova, Jobim e Joao Gilberto. Il tango di Piazzolla, o la scoperta più recente di Guinga. Potrei andare avanti, depistandomi sul blues e il rock, la musica classica e il folk. Scrivo parole e musica in contemporanea, difficile che esca da questo schema che poi sarebbe un’antitesi di schema. Quando raccolgo l’evocazione che mi fa partire non so bene dove approderò, per me questa è già una buona ragione per assecondare la mia natura.
Non mi è mai capitato di pensare una canzone prima di scriverla, di solito una canzone onesta nasce nella crescita spontanea dei suoi germogli. La pioggia, il sole, il vento, ne determineranno i colori, i profumi. Chi scrive ha solo il dovere di sintonizzarsi col mondo e di intercettare qualche piccola verità. E’ un lavoro che ha molto a che fare con l’osservazione, l’attenzione e la pazienza. E con una certa velocità, quando arriva il momento di sgrezzare la pietra. Lo scrittore di canzoni, in modo affine al poeta, cerca risposte a domande non formulate.
E poi c’è questo strumento, la chitarra (ne ho dodici !), colta e popolare, nobile e plebea, la sola - come scriveva Vinicius de Moraes (uno di quei Maestri là...) - tra gli strumenti creati dalla mano dell’uomo, capace di ascoltare e di capire la Luna.
CRONOLOGIA
Nel 1985, dopo le prime esperienze dal vivo, Amilcare Rambaldi mi invita a partecipare al Club Tenco in veste di “nuova proposta”. Nello stesso periodo inizia la mia attività di autore per altri interpreti. Dal 1986 a oggi le mie canzoni sono state cantate – tra gli altri - da Mina, Eugenio Finardi, Pierangelo Bertoli, Cristiano De Andrè, Carlo Marrale, Cecilia Chailly, Donati, Lu Colombo, Michael Girard, I tenori Salvatore Licitra e Marcelo Alvarez.
Nel mio repertorio ci sono anche canzoni per bambini, alcune di queste sono state pubblicate per la collana di Geronimo Stilton.
Dopo avere siglato un contratto come autore per Sony Music Publishing, nel 1995 esce il mio primo album Stile Libero (Edel), dall’omonima canzone interpretata da Mina nell’album Loch Ness. Gli arrangiamenti sono di Francesco Saverio Porciello, il chitarrista col quale condivido un sodalizio intenso sin dai primi anni Ottanta. Nel 1996 l’album si aggiudica la Targa Tenco quale “Migliore Opera Prima”.
All’album partecipano Roberta Gambarini, Paolino Dalla Porta, Elio Rivagli, Ares Tavolazzi, Alberto Tafuri, Marco Brioschi, Rinaldo Donati, Massimo Gatti, Carlo De Martini, Maurizio Deho, Vittorio Cosma, Umberto Tenaglia nonchè alcuni ospiti come Eugenio Finardi, Rossana Casale, Carlo Marrale e Piero Milesi, che arrangia gli archi del brano che dà il titolo all’album.
Nel 1999 è la volta di ISOLE NELLA CORRENTE (Fridge), arrangiato da Rinaldo Donati. All’album partecipano Rinaldo Donati, Francesco Saverio Porciello, Umberto Tenaglia, Marco Brioschi, Kal Dos Santos, Carlo Virzi, Alessandro Gariazzo.
La collaborazione con Rinaldo Donati produce un lavoro visionario, di nuove suggestioni sonore e poetiche, dove trova spazio la manipolazione dei suoni. Nell’album anche un remix dei Table.
Nello stesso periodo partecipo con quattro canzoni a RADIO PESCI FUOR D’ACQUA, una produzione indipendente di Massimo Javicoli e Andrea Vagnoni che ospita interventi di Piero Milesi, Paolino Dalla Porta e Fabio Treves.
Nel 2003 è un album di canzoni originali in milanese: I PAROLL CHE FANN VOLA’ (Maxine) è un atto d’amore verso l’idioma della mia città con l’intento di fare memoria senza didascalie nè passatismi. Ancora arrangiato da Rinaldo Donati, contiene un brano scritto sui versi di Franco Loi e un duetto con Nanni Svampa. Al disco, costruito sulle mie chitarre, partecipano Rinaldo Donati, Marco Brioschi, Bruno Bergonzi, Umberto Tenaglia, Massimo Gatti, Massimo Javicoli.
Sempre in questo periodo esce il volume “Appunti di Viaggio” (Abaco) che racconta la mia musica attraverso le foto, i racconti, e un cd con alcuni brani pubblicati negli anni precedenti.
L’ultimo album, FOTOSENSIBILE (Maxine), esce alla fine del 2008 ed è ancora frutto del sodalizio con Rinaldo Donati. Insieme all’album è pubblicato un dvd, prodotto da Maxine e Bedeschi Film, che documenta il mio viaggio artistico con alcune riprese suggestive e alcuni inediti dal vivo. Al disco partecipano Rinaldo Donati, Nate Wood, Adam Benjamin, Piero Milesi, Andrea Vagnoni, Ugo Binda, Marco Brioschi, Marco Bianchi, Kal Dos Santos, Sarah De Magistri e un remix di Max-iT.
Di tanto in tanto divido il palco con il poeta Filippo Davoli, con il quale mi diverto a improvvisare evocazioni sparse lungo i confini della poesia e della canzone.
Coltivo l’hobby dell’acquerello nonchè l’antico vizio della parola scritta. Nel 1995 esce il mio primo libro, Allo Specchio (Arcana), che racconta l’amico e collega Eugenio Finardi.
Nel 2005 è la volta di una plaquette di poesia in Milanese e Italiano, Nel Sangh che Rùsa’l Vent (Biblioteca di Ciminiera).
Nel 2011 è prevista l’uscita di un libro dedicato ad alcune storie minori del calcio milanese scritto a quattro mani con Tiziano Marelli, giornalista interista con il quale ho condiviso trent’anni di sfottò calcistici all’ombra della Madonnina (sono molto milanista e appassionato di gesta pedatorie sin dalla tenera età). Il libro sarà edito da Mondadori, con la prefazione di Gianni Mura.
In cantiere, al momento, c’è un romanzo, una raccolta di poesie, un disco registrato tra gli angoli domestici con tutte le mie chitarre, che sono molte, nonchè un progetto di canzoni per bambini illustrate dalla grafica artistica di Alessia Casati.
Da tempo mi aggiro sul quintale ma “ho la faccia magra”.
Da qualche anno vivo nelle campagne tra Milano e Pavia, anche se la mia radice è profondamente Milanese. Segno zodiacale: gemelli.
Per il resto, lascerei l’onere del racconto alle canzoni.
E grazie della visita.
C.S.